nessuno vorrà più leccare le mie ferite
[per niente stanca : carmen consoli ]
Latitare dalla scrittura mi provoca un senso di smarrimento che mi paralizza. Tutto finisce dentro una voragine che mi squarcia l’anima e scinde la mia testa dalle mie azioni, rendendomi una sorta di automa che si trascina nello spazio con movimenti programmati di cui non capisce il senso.
Sono stata per mesi inquieta e taciturna in un angolo di mondo, attorcigliata in una coperta calda e coi pensieri evanescenti come nuvole.
Lontana da ogni rumore. Ma i silenzi rimbombavano.
[Nocivi].
Esplodevo di desideri e congetture che non trovavano modo di concretizzarsi.
E nei pochi momenti di lucidità cercavo di raccogliere i pezzi di ciò che era stato e li riappiccicavo, ma l’unica colla che trovavo in casa si era seccata e i frammenti di vita scivolavano via dalle mani provocandomi tagli che non riuscivo tamponare.
In certi giorni stentavo a riconoscermi. Allo specchio si affacciava un’immagine pallida di me, deformata dalle delusioni e dall’assenza. Allora rimpiangevo vecchie lacrime che arrivavano alla fine di giornate di disperata euforia. E non capivo che anche quella era semplice sopravvivenza, offuscata da ipocrite attenzioni e insignificante normalità.
E così aspettavo di arrivare al fondo per bramare un ritorno all’essere viva.
Full of life.
Ma più passavano i mesi e più mi convincevo che l’attesa sarebbe stata la mia condizione esistenziale.
E adesso che la sera chiudo gli occhi senza piangere sono confusa e ho paura. Perché le lacrime sono soffocate dagli eventi, dalle novità arrivate all’improvviso, ma sono ancora là. E pesano.
Questo cambiamento che mi travolge non riesco a dominarlo e non so nemmeno godermelo.
[Affezionata al mio dolore/Terrorizzata dall’illusione].
Ho impiegato un mese a metabolizzare una realtà tutta nuova e non trovavo le parole per dire come sto e mi sono sentita in colpa perché non riuscivo a dare forma alle cose.
Non riesco a pacificarmi.
E mi detesto.
Tremo.
Perché l’attesa e l’assenza pervadono questo mia anima graffiata e fragile. Perché i titoli di coda di questo melodramma ancora non scorrono e io devo stare incollata davanti allo schermo a guardare questo film fino all’ultimo frame.
E dovrei sforzarmi di immaginare una nuova vita.
E dovrei trovare un equilibrio e smetterla una buona volta di camminare ondeggiando, come le foglie al vento, con le braccia allargate per cercare un appiglio.
E dovrei fare un respiro profondo e poi buttare via tutto quello che mi intasa i polmoni.
Ma trovare da vivere è complicato. E tutto ciò che mi circonda ha il sapore di uno stupido surrogato.
Questa affannosa ricerca di emozioni mi sta sfiancando.
E sentirmi così desolata mi fa sta facendo morire. Lentamente.
Horror vacui.
E dovrei smetterla di scrivere certi post decadenti.
