domenica, 20 aprile 2008 alle 22:32



 
c'mon and save me
why don't you save me
if you could save me
[save me : aimee mann]
 
Sei arrivato in un giorno di fine marzo, in una mattina in cui il nemmeno il terremoto più violento avrebbe spazzato via il dolore cementato nelle viscere e nascosto da stupide smorfie di circostanza.
Avevi occhi vivaci e riccioli disordinati che probabilmente avevi rinunciato a pettinare (ho adorato da subito i tuoi capelli arruffati e la tua sciarpa che sapeva di bucato appena fatto).
E sei stato capace di rapirmi, nonostante io galleggiassi in un’abulica esistenza.
Perché tutto scivolava addosso alla mia confusione.
Perché tante spine si infilavano sotto la pelle provocando ferite dalle quali non sarei più guarita.
[La mia epidermide è  frastagliata da voragini dell’anima].
Eppure ci sono voluti pochi giorni. Due scalini su cui sedersi e un succo di mirtillo durante la pausa pranzo per capire che avresti custodito i miei racconti e mitigato i miei tormenti.
Dopo tanto tempo sei stato capace di farmi sorridere. All’improvviso, senza che io ti cercassi perché avevo smesso di cercare ogni salvezza.
Ipnotizzata da quegli occhi grandi e da quelle mani così perfette.
Era meraviglioso stare ore a chiacchierare nella tua macchinina rossa, mentre il cielo diventava più caldo e i miei fantasmi si dissolvevano come nuvole in un giorno d’estate.
E certe volte mi scrutavi, in silenzio, allora io volevo farmi piccola piccola per saltare nelle tue tasche e andarmene in giro con te. Sempre. In ogni luogo. Lontano dall’autodistruzione dalla quale avevi provato a salvarmi.
Far from here.
Ti passavi le mani tra i capelli e scuotevi la testa quando riuscivi a penetrare la mia anima maltrattata. E poi mi abbracciavi. Stretta. Perché sapevi che avevo bisogno di te anche se non te lo avevo chiesto. Accarezzavi i miei lividi e mi scostavi i capelli dal viso con una dolcezza che non avevo mai conosciuto.
[Anelavo amore e ricevevo solo fiori del male che ogni volta ero costretta a mangiare].
Chissà perché adesso mi viene in mente il sapore di quella sera in cui abbiamo bevuto champagne dallo stesso bicchiere. E di quel bacio sulla fronte, subito dopo, che si è stampato sulla pelle trapassando i pensieri.
[Mi ricordo ancora l’odore di quel cielo di maggio].
Da troppo tempo trattengo queste parole insieme al fiato quando ti vedo e sto per esplodere.
E mentre scrivo non riesco a fermare queste lacrime bambine perché i tuoi abbracci, sempre più rari, oggi confondono un tenero affetto e un misterioso distacco.
[Mi perdo nelle tue contraddizioni e stento a riconoscerti].
Ma io ho ancora bisogno di te.
Pick up the phone and call me.
Salvami.
 
Mi detesto per non aver trovato in questi anni il coraggio di dirti che ti volevo bene. Tanto. E che te ne voglio ancora. Troppo.
E lo so che non leggerai mai queste parole, ma non avevo altro modo di dirti che mi manchi.
 


 

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“Volevo dire questa frase con un’idea precisa e non sapevo quale fosse la maniera migliore di esprimere quest’idea. O meglio, lo sapevo ma adesso non lo so più, mentre, appunto, dovrei saperlo.” Nanà

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in ordine sparso: guardare fuori dal finestrino quando sono in treno, le persone ironiche, i temporali estivi, le sorprese, correre ascoltando la musica, le mie galoches comprate al mercato di Camden, camminare in città che non conosco, scivolare nelle poltrone di velluto del cinema e perdermi nello schermo, la genuinità, le parole ma soprattutto i pensieri, il coraggio, l’arte in tutte le sue forme, i baci appassionati, l’intelligenza, il colore viola, l’inverno, passare ore in libreria a leggere le prime pagine dei romanzi, Londra, i viaggiatori, le persone creative, a volte il silenzio, le anime inquiete, gridare ai concerti, le pareti colorate, le persone sensibili, chi combatte per un ideale, la sincerità, gli abbracci, le dediche sui libri e tante altre cose ma forse ancora non lo so…

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in ordine sparso: l’arroganza, le persone ordinarie, i perbenisti e i moralisti, i vigliacchi, il sapore dell’anice, troppo spesso me stessa, chi punta il dito, quelli che mangiano al cinema ma ancora di più quelli che bisbigliano, gli egoisti, i presuntuosi, le bugie, chi non accetta il mio lato più fragile, la mediocrità, chi ostenta la ricchezza perché non ha altro da dire, l’umidità, l’ignoranza, gli opportunisti e gli ipocriti, i compromessi, le feste comandate, i prepotenti, i luoghi comuni, i furbetti, quelli che dicono “ti capisco” e poi non ti stanno vicino, i conformisti, la falsità, le attese, chi vuol far credere di non cadere mai, eccetera eccetera…

Ink

“Ad eccezione di alcune lunghe lettere, è molto tempo che non scrivo qualcosa di esclusivamente mio, perciò non ho affatto la sicurezza di riuscire ad arrivare fino in fondo. Anche se, a pensarci bene, dubito di avere mai avuto questa sicurezza in vita mia. Ho sempre scritto solo perché dovevo farlo.
Perché è così imperativo per me scrivere? La ragione è semplice. Perché per pensare a qualunque cosa ho bisogno di metterla prima di tutto per iscritto.”
THANKS TO Murakami Haruki – La ragazza dello Sputnik

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alcuni dei film che ho amato: “Ladri di biciclette” di De Sica, “Fino al’ultimo respiro” di Godard e naturalmente “Vivre sa vie”, “Thelma e Louise” di Scott, “Quarto Potere” di Welles, tutto Lynch, “Reservoir Dogs” di Tarantino, “Babel” e “Amores Perros” di Inarritu, “The others” di Amenabar, “Una giornata particolare” e “C’eravamo tanto amati” di Scola, “Into the Wild” di Penn, “Magnolia” e “Ubriaco d’amore” di Anderson, “C’era una volta in America” di Leone, tutti i film di Kim Ki Duk, “Dolls” di Kitano, i film di Antonioni, “Lola corre” di Tykwer, “8 e Mezzo” di Fellini, “Roma città aperta” di Rossellini, “Caro diario” e “Aprile” di Moretti, “Little Miss Sunshine” di Dayton e Faris , “Il favoloso mondo di Amelie” di Jeunet, “Lanterne rosse” di Yimou, “Una vita difficile” di Risi, “Hong Kong Express” di Wong Kar Wai, “I 400 colpi” di Truffaut, “Sweeney Todd” di Burton, “Nashville” e “America oggi” di Altman, “La ragazza sul ponte” di Leconte, “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino, “Pane e Tulipani” e “Brucio nel vento” di Soldini, “Un borghese piccolo piccolo” di Monicelli, i film di Kubrick, “Mio fratello è figlio unico” di Luchetti, “Prima della rivoluzione” di Bertolucci, “Seven” e “Fight Club” di Fincher, “Psyco” e “La finestra sul cortile” di Hitchcock, “Il silenzio degli innocenti” di Demme, “I cento passi” di Giordana, “Santa Maradona” di Ponti, “I soliti sospetti” di Singer, “Nosferatu” di Murnau, “Buongiorno, notte” di Bellocchio, “Mystic River” di Eastwood, “Accattone” di Pasolini, “Tutta la vita davanti” di Virzì, “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Petri, “Romanzo criminale” di Placido, “Decalogo” di Kieslowski, “Tutto su mia madre” di Almodovar, “Le vite degli altri” di Henckel von Donnersamark, e tantissimi altri che adesso non mi vengono in mente…

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