venerdì, 11 aprile 2008 alle 15:20



 
via da questi luoghi via da vecchie paure 
via da questi sguardi e dalla noia volgare
[l’ultima risposta : subsonica]
 
E mastico sapone nella speranza che lavi via i ricordi e purifichi l’anima da incubi che martellano come battiti cardiaci. Perché devo essere libera. Rapida.
Ma la memoria rimbomba in questa testa in cui si attorcigliano pensieri.
(Con/fusione tra giorni trascorsi e nuovo mondo).
E appiccica adesivi dappertutto che io provo a staccare. Ma se ne stanno lì, incollati alle pareti dello stomaco. Incastrati tra le viscere consumate. E certe volte tolgono ancora il fiato.
Allora scatto polaroid del mio passato per provare ad archiviare [sensazioni ancora troppo vicine di una me che appare ormai perduta].
E continuo a camminare. In equilibrio su un filo sottile. Se tiri ancora si spezza. Se ti giri un’altra volta rischi di spezzarti l’osso del collo.
Metti un punto e guarda avanti. Occhi attaccati a ciò che sarà. Perché sarà. Finalmente. Mi ripeto come un mantra. Preparati al nuovo viaggio. E smetti di frugare nelle tue inquietudini.
Perché il tempo è scaduto. Stop. Ricomincia la conta.
Kumore tokidoki ame. Cielo coperto e nuvole di fumo. Ancora per poco.
Io spero.
No. Io voglio.
 


 

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venerdì, 04 aprile 2008 alle 17:39



 
please don’t put your life in the hands
of a Rock’n’Roll band
[don't look back in anger : oasis]
 
L’ossessione di fare delle liste. Cose da fare/mangiare/comprare. Libri da leggere. Film da vedere. Gente da chiamare. Gente da cancellare. Dalla rubrica. Dalla memoria.
Appuntare tutto mi fa credere di avere ogni cosa sotto controllo. Pianificare umori come risvegli. Non perdere mai di vista gli obiettivi. Obiettivi? Aggiungere alla lista. Depennare ciò che è stato fatto/risolto mi provoca uno strano compiacimento e un inspiegabile senso di vuoto.
Vagabondare tra post-it sparsi ovunque per riordinare le idee.
Uso la penna blu. Rigorosamente con la punta sottile. Scrivere a mano mi eccita. Cancello. Scarabocchio. Sottolineo. Se graffio il foglio con caratteri convulsi vuol dire che non sto affatto bene. Adesso il mio tratto sarebbe: incerto. Ma io sputo parole a caso perché il ticchettio che provoco digitando questi tasti gelidi riempie il silenzio di questa stanza [appartamento Nanà_crepuscolo].
E aspetto lacrime che scendano a ricordarmi la mia condizione. Inquieta e in bilico.
Vorrei far fluire i pensieri. Smettere di sentirmi come un vestito vecchio abbandonato in una armadio che sa di naftalina. Inebriarmi di essenza di vaniglia e laccarmi le unghie di rosso. Starmene in un bar a sorseggiare bollicine fresche mentre un’orchestrina jazz suona per placare anime confuse.
Vorrei sapere che questo corpo è ancora capace di pulsare e questa testa riesce a pensare [libera da continui spasmodici tormenti].
Vorrei più di ogni altra cosa riprendere possesso. My soul slides away. Di me. Accartocciare quei foglietti gialli e scrivere su tutti i muri un nuovo elenco. Sentire. Ridere. Essere.
E srotolare con cura questo involucro di cellophane su cui tutto cade e tutto scivola.
 
(questa presentazione non mi piace per niente …)


 

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+this version

“Volevo dire questa frase con un’idea precisa e non sapevo quale fosse la maniera migliore di esprimere quest’idea. O meglio, lo sapevo ma adesso non lo so più, mentre, appunto, dovrei saperlo.” Nanà

my past

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how many?

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I love

in ordine sparso: guardare fuori dal finestrino quando sono in treno, le persone ironiche, i temporali estivi, le sorprese, correre ascoltando la musica, le mie galoches comprate al mercato di Camden, camminare in città che non conosco, scivolare nelle poltrone di velluto del cinema e perdermi nello schermo, la genuinità, le parole ma soprattutto i pensieri, il coraggio, l’arte in tutte le sue forme, i baci appassionati, l’intelligenza, il colore viola, l’inverno, passare ore in libreria a leggere le prime pagine dei romanzi, Londra, i viaggiatori, le persone creative, a volte il silenzio, le anime inquiete, gridare ai concerti, le pareti colorate, le persone sensibili, chi combatte per un ideale, la sincerità, gli abbracci, le dediche sui libri e tante altre cose ma forse ancora non lo so…

I hate

in ordine sparso: l’arroganza, le persone ordinarie, i perbenisti e i moralisti, i vigliacchi, il sapore dell’anice, troppo spesso me stessa, chi punta il dito, quelli che mangiano al cinema ma ancora di più quelli che bisbigliano, gli egoisti, i presuntuosi, le bugie, chi non accetta il mio lato più fragile, la mediocrità, chi ostenta la ricchezza perché non ha altro da dire, l’umidità, l’ignoranza, gli opportunisti e gli ipocriti, i compromessi, le feste comandate, i prepotenti, i luoghi comuni, i furbetti, quelli che dicono “ti capisco” e poi non ti stanno vicino, i conformisti, la falsità, le attese, chi vuol far credere di non cadere mai, eccetera eccetera…

Ink

“Ad eccezione di alcune lunghe lettere, è molto tempo che non scrivo qualcosa di esclusivamente mio, perciò non ho affatto la sicurezza di riuscire ad arrivare fino in fondo. Anche se, a pensarci bene, dubito di avere mai avuto questa sicurezza in vita mia. Ho sempre scritto solo perché dovevo farlo.
Perché è così imperativo per me scrivere? La ragione è semplice. Perché per pensare a qualunque cosa ho bisogno di metterla prima di tutto per iscritto.”
THANKS TO Murakami Haruki – La ragazza dello Sputnik

Sounds

Electro/Funk - Pop, Indie Rock, Classical and Neoclassical, Rock

pellicole

alcuni dei film che ho amato: “Ladri di biciclette” di De Sica, “Fino al’ultimo respiro” di Godard e naturalmente “Vivre sa vie”, “Thelma e Louise” di Scott, “Quarto Potere” di Welles, tutto Lynch, “Reservoir Dogs” di Tarantino, “Babel” e “Amores Perros” di Inarritu, “The others” di Amenabar, “Una giornata particolare” e “C’eravamo tanto amati” di Scola, “Into the Wild” di Penn, “Magnolia” e “Ubriaco d’amore” di Anderson, “C’era una volta in America” di Leone, tutti i film di Kim Ki Duk, “Dolls” di Kitano, i film di Antonioni, “Lola corre” di Tykwer, “8 e Mezzo” di Fellini, “Roma città aperta” di Rossellini, “Caro diario” e “Aprile” di Moretti, “Little Miss Sunshine” di Dayton e Faris , “Il favoloso mondo di Amelie” di Jeunet, “Lanterne rosse” di Yimou, “Una vita difficile” di Risi, “Hong Kong Express” di Wong Kar Wai, “I 400 colpi” di Truffaut, “Sweeney Todd” di Burton, “Nashville” e “America oggi” di Altman, “La ragazza sul ponte” di Leconte, “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino, “Pane e Tulipani” e “Brucio nel vento” di Soldini, “Un borghese piccolo piccolo” di Monicelli, i film di Kubrick, “Mio fratello è figlio unico” di Luchetti, “Prima della rivoluzione” di Bertolucci, “Seven” e “Fight Club” di Fincher, “Psyco” e “La finestra sul cortile” di Hitchcock, “Il silenzio degli innocenti” di Demme, “I cento passi” di Giordana, “Santa Maradona” di Ponti, “I soliti sospetti” di Singer, “Nosferatu” di Murnau, “Buongiorno, notte” di Bellocchio, “Mystic River” di Eastwood, “Accattone” di Pasolini, “Tutta la vita davanti” di Virzì, “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Petri, “Romanzo criminale” di Placido, “Decalogo” di Kieslowski, “Tutto su mia madre” di Almodovar, “Le vite degli altri” di Henckel von Donnersamark, e tantissimi altri che adesso non mi vengono in mente…

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