sabato, 06 settembre 2008 alle 22:42



 
a heart that's full up like a landfill,
a job that slowly kills you,
bruises that won't heal
[no surprises : radiohead ]
 
Me ne sto vuota e sterile alla fine di una giornata di persone e di parole, con la finestra aperta mentre il traffico scorre sotto di me, per non sentire il silenzio di questa stanza dove non entra mai nessuno.
Rimango intorpidita in questo spazio doloroso e muto in cui l’unica cosa che vorrei fare è dormire.
Dark room.
E non sognare.
Cadere tra le braccia di un Morfeo benevolo capace soltanto di accarezzarmi per tutta la notte.
Svegliarmi domani mattina senza pensieri, con gli occhi asciutti e i capelli lucenti. Guardarmi allo specchio e riconoscere i contorni che racchiudono certi tormenti.
Alzare questa testa che pesa. E che fa male.
Ci sono volte in cui desidero scomparire, sottraendomi a questa umanità che ha mi ha fagocitata a morsi e continua a non mollare la presa.
Sputando i miei resti dove capita.
Devo smetterla di strisciare lungo i muri come una lucertola.
Oggi avrei preso a pugni anche il muro più ruvido se non avessi avuto le nocche già troppo ammaccate.
Penso.
Questi sono giorni difficili.
Piango.
Avrei preferito non essere qui.
[Se almeno avessi un gatto a cui fare le fusa mi sentirei meno inutile].
 


 

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domenica, 01 giugno 2008 alle 18:53



 

adesso che ho sangue infetto

 
nessuno vorrà più leccare le mie ferite

[per niente stanca : carmen consoli ]

 

Latitare dalla scrittura mi provoca un senso di smarrimento che mi paralizza. Tutto finisce dentro una voragine che mi squarcia l’anima e scinde la mia testa dalle mie azioni, rendendomi una sorta di automa che si trascina nello spazio con movimenti programmati di cui non capisce il senso.

Sono stata per mesi inquieta e taciturna in un angolo di mondo, attorcigliata in una coperta calda e coi pensieri evanescenti come nuvole.

Lontana da ogni rumore. Ma i silenzi rimbombavano.

[Nocivi].

Esplodevo di desideri e congetture che non trovavano modo di concretizzarsi.

E nei pochi momenti di lucidità cercavo di raccogliere i pezzi di ciò che era stato e li riappiccicavo, ma l’unica colla che trovavo in casa si era seccata e i frammenti di vita scivolavano via dalle mani provocandomi tagli che non riuscivo tamponare.

In certi giorni stentavo a riconoscermi. Allo specchio si affacciava un’immagine pallida di me, deformata dalle delusioni e dall’assenza. Allora rimpiangevo vecchie lacrime che arrivavano alla fine di giornate di disperata euforia. E non capivo che anche quella era semplice sopravvivenza, offuscata da ipocrite attenzioni e insignificante normalità.

E così aspettavo di arrivare al fondo per bramare un ritorno all’essere viva.

Full of life.

Ma più passavano i mesi e più mi convincevo che l’attesa sarebbe stata la mia condizione esistenziale.

E adesso che la sera chiudo gli occhi senza piangere sono confusa e ho paura. Perché le lacrime sono soffocate dagli eventi, dalle novità arrivate all’improvviso, ma sono ancora là. E pesano.

Questo cambiamento che mi travolge non riesco a dominarlo e non so nemmeno godermelo.

[Affezionata al mio dolore/Terrorizzata dall’illusione].

Ho impiegato un mese a metabolizzare una realtà tutta nuova e non trovavo le parole per dire come sto e mi sono sentita in colpa perché non riuscivo a dare forma alle cose.

Non riesco a pacificarmi.

E mi detesto.

Tremo.

Perché l’attesa e l’assenza pervadono questo mia anima graffiata e fragile. Perché i titoli di coda di questo melodramma ancora non scorrono e io devo stare incollata davanti allo schermo a guardare questo film fino all’ultimo frame.

E dovrei sforzarmi di immaginare una nuova vita.

E dovrei trovare un equilibrio e smetterla una buona volta di camminare ondeggiando, come le foglie al vento, con le braccia allargate per cercare un appiglio.

E dovrei fare un respiro profondo e poi buttare via tutto quello che mi intasa i polmoni.

Ma trovare da vivere è complicato. E tutto ciò che mi circonda ha il sapore di uno stupido surrogato.

Questa affannosa ricerca di emozioni mi sta sfiancando.

E sentirmi così desolata mi fa sta facendo morire. Lentamente.

Horror vacui.

 

E dovrei smetterla di scrivere certi post decadenti.



 

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domenica, 04 maggio 2008 alle 17:18



 
when the day is long and the night

the night is yours alone

when you're sure you've had enough of this life
 
well hang on

don't let yourself go
[everybody hurts : rem]
 
Certe volte la notte non finisce. Rimane lì, ancorata al giorno che se la trascina come catene ai piedi di un carcerato.
E tutto riprende forma. Pensieri scoloriti da un sole troppo pallido tornano a brillare.
[sono accecata/non riesco più a vedere/brancolo].
Sensazioni dalle quali ti eri liberata dopo tanta fatica riaffiorano. E sono vive. Ancora. Le ferite ricominciano a sanguinare. Perché forse non hanno mai smesso. Bruciano. S’infiammano. Ti destabilizzano.
Crisi.
Tutto è ancora lì. Profondo. Stretto. Aggrappato.
Tanta fatica sprecata per provare a perdere lungo strada i ricordi. Le parole vomitate. Le urla. Le lacrime che pensavi fossero finite [non sono mai abbastanza].
E certi sogni (fantasmi che ti stanno col fiato sul collo) picchiano più forte di un pugno dato in piena faccia. Ti scaraventano addosso ad un muro che ti raschia la schiena. Ti raschia fin sotto la pelle.
[La corazza che ti eri costruita era fatta di carta velina].
Così le tue ossa si frantumano. E tu vorresti tirarle una ad una contro chi ti ha scavato dentro portandosi via tutto. Vorresti seppellirlo sotto quel mucchietto sgretolato di dolore.
E provi ad odiare.
Odio. Odio. Odio.
Ma l’odio non ti guarisce.
 
Please forget your troubles for a while.
Ho bisogno di liberarmi.


 

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lunedì, 28 aprile 2008 alle 21:21



 
forse perché quello che lei voleva
 
era una vita da star
 
milano style
 
come credete che si sentirà adesso?
[perchè una ragazza d’oggi può uccidersi? : baustelle]
 
Si sveglia presto tutte le mattine. Per abitudine o per insonnia. 
[Albe automatiche svuotate dalla notte].
Mademoiselle tristesse. Giovane donna dai boccoli corvini.
Spesso si accosta alla finestra e guarda fuori. Attraverso i vetri graffiati da pensieri di fuga. Forse.
E certe volte il sole le illumina porzioni di volto.
Diafano. Incorporeo. Impenetrabile.
[Vene blu pulsano come incubi ricorrenti].
Dalla sua stanza nessun rumore. Si percepisce talvolta un pianto sommesso, ritmato da quella musica drum’ n’ bass che ascolta senza interruzione.
Sfiancata dall’attesa.
Senza tregua.
Indossa bracciali d’argento che tintinnano come segnali d’emergenza. Catene dell’anima che la incastrano in quel luogo/non_luogo (in equilibrio sulla linea di confine).
Legata. Abbandonata. Sola.
Volutamente.
Violentemente.
In cerca di sé prima di re-incontrare il mondo. Chissà. Ossessionata dalla perfezione dell’essere. Perché troppo spesso si è sentita sbagliata.
Sogna un corpo di plastica e un’anima di ferro.
Non vuole più sudare/mangiare/dormire/piangere/soffrire/avere paura.  
Vuole sentirsi forte. Semplicemente.
Stanca di essere fragile.
Stanca di essere un bersaglio facile.
Resta immobile e si nutre di vita d’altri tempi. Di esistenze che sogna e di progetti che non realizza.
Ma lei agogna palpiti. Ancora. Un alito di vita.
E certe volte danza. A piedi nudi.
E gira. Gira. Gira.
Finché tutto cade.


 

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+this version

“Volevo dire questa frase con un’idea precisa e non sapevo quale fosse la maniera migliore di esprimere quest’idea. O meglio, lo sapevo ma adesso non lo so più, mentre, appunto, dovrei saperlo.” Nanà

my past

oggi
aprile 2009
gennaio 2009
novembre 2008
settembre 2008
agosto 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008

how many?

*loading*

I love

in ordine sparso: guardare fuori dal finestrino quando sono in treno, le persone ironiche, i temporali estivi, le sorprese, correre ascoltando la musica, le mie galoches comprate al mercato di Camden, camminare in città che non conosco, scivolare nelle poltrone di velluto del cinema e perdermi nello schermo, la genuinità, le parole ma soprattutto i pensieri, il coraggio, l’arte in tutte le sue forme, i baci appassionati, l’intelligenza, il colore viola, l’inverno, passare ore in libreria a leggere le prime pagine dei romanzi, Londra, i viaggiatori, le persone creative, a volte il silenzio, le anime inquiete, gridare ai concerti, le pareti colorate, le persone sensibili, chi combatte per un ideale, la sincerità, gli abbracci, le dediche sui libri e tante altre cose ma forse ancora non lo so…

I hate

in ordine sparso: l’arroganza, le persone ordinarie, i perbenisti e i moralisti, i vigliacchi, il sapore dell’anice, troppo spesso me stessa, chi punta il dito, quelli che mangiano al cinema ma ancora di più quelli che bisbigliano, gli egoisti, i presuntuosi, le bugie, chi non accetta il mio lato più fragile, la mediocrità, chi ostenta la ricchezza perché non ha altro da dire, l’umidità, l’ignoranza, gli opportunisti e gli ipocriti, i compromessi, le feste comandate, i prepotenti, i luoghi comuni, i furbetti, quelli che dicono “ti capisco” e poi non ti stanno vicino, i conformisti, la falsità, le attese, chi vuol far credere di non cadere mai, eccetera eccetera…

Ink

“Ad eccezione di alcune lunghe lettere, è molto tempo che non scrivo qualcosa di esclusivamente mio, perciò non ho affatto la sicurezza di riuscire ad arrivare fino in fondo. Anche se, a pensarci bene, dubito di avere mai avuto questa sicurezza in vita mia. Ho sempre scritto solo perché dovevo farlo.
Perché è così imperativo per me scrivere? La ragione è semplice. Perché per pensare a qualunque cosa ho bisogno di metterla prima di tutto per iscritto.”
THANKS TO Murakami Haruki – La ragazza dello Sputnik

Sounds

Electro/Funk - Pop, Indie Rock, Classical and Neoclassical, Rock

pellicole

alcuni dei film che ho amato: “Ladri di biciclette” di De Sica, “Fino al’ultimo respiro” di Godard e naturalmente “Vivre sa vie”, “Thelma e Louise” di Scott, “Quarto Potere” di Welles, tutto Lynch, “Reservoir Dogs” di Tarantino, “Babel” e “Amores Perros” di Inarritu, “The others” di Amenabar, “Una giornata particolare” e “C’eravamo tanto amati” di Scola, “Into the Wild” di Penn, “Magnolia” e “Ubriaco d’amore” di Anderson, “C’era una volta in America” di Leone, tutti i film di Kim Ki Duk, “Dolls” di Kitano, i film di Antonioni, “Lola corre” di Tykwer, “8 e Mezzo” di Fellini, “Roma città aperta” di Rossellini, “Caro diario” e “Aprile” di Moretti, “Little Miss Sunshine” di Dayton e Faris , “Il favoloso mondo di Amelie” di Jeunet, “Lanterne rosse” di Yimou, “Una vita difficile” di Risi, “Hong Kong Express” di Wong Kar Wai, “I 400 colpi” di Truffaut, “Sweeney Todd” di Burton, “Nashville” e “America oggi” di Altman, “La ragazza sul ponte” di Leconte, “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino, “Pane e Tulipani” e “Brucio nel vento” di Soldini, “Un borghese piccolo piccolo” di Monicelli, i film di Kubrick, “Mio fratello è figlio unico” di Luchetti, “Prima della rivoluzione” di Bertolucci, “Seven” e “Fight Club” di Fincher, “Psyco” e “La finestra sul cortile” di Hitchcock, “Il silenzio degli innocenti” di Demme, “I cento passi” di Giordana, “Santa Maradona” di Ponti, “I soliti sospetti” di Singer, “Nosferatu” di Murnau, “Buongiorno, notte” di Bellocchio, “Mystic River” di Eastwood, “Accattone” di Pasolini, “Tutta la vita davanti” di Virzì, “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Petri, “Romanzo criminale” di Placido, “Decalogo” di Kieslowski, “Tutto su mia madre” di Almodovar, “Le vite degli altri” di Henckel von Donnersamark, e tantissimi altri che adesso non mi vengono in mente…

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