a job that slowly kills you,
bruises that won't heal
sabato, 06 settembre 2008 alle 22:42
domenica, 01 giugno 2008 alle 18:53
nessuno vorrà più leccare le mie ferite
[per niente stanca : carmen consoli ]
Latitare dalla scrittura mi provoca un senso di smarrimento che mi paralizza. Tutto finisce dentro una voragine che mi squarcia l’anima e scinde la mia testa dalle mie azioni, rendendomi una sorta di automa che si trascina nello spazio con movimenti programmati di cui non capisce il senso.
Sono stata per mesi inquieta e taciturna in un angolo di mondo, attorcigliata in una coperta calda e coi pensieri evanescenti come nuvole.
Lontana da ogni rumore. Ma i silenzi rimbombavano.
[Nocivi].
Esplodevo di desideri e congetture che non trovavano modo di concretizzarsi.
E nei pochi momenti di lucidità cercavo di raccogliere i pezzi di ciò che era stato e li riappiccicavo, ma l’unica colla che trovavo in casa si era seccata e i frammenti di vita scivolavano via dalle mani provocandomi tagli che non riuscivo tamponare.
In certi giorni stentavo a riconoscermi. Allo specchio si affacciava un’immagine pallida di me, deformata dalle delusioni e dall’assenza. Allora rimpiangevo vecchie lacrime che arrivavano alla fine di giornate di disperata euforia. E non capivo che anche quella era semplice sopravvivenza, offuscata da ipocrite attenzioni e insignificante normalità.
E così aspettavo di arrivare al fondo per bramare un ritorno all’essere viva.
Full of life.
Ma più passavano i mesi e più mi convincevo che l’attesa sarebbe stata la mia condizione esistenziale.
E adesso che la sera chiudo gli occhi senza piangere sono confusa e ho paura. Perché le lacrime sono soffocate dagli eventi, dalle novità arrivate all’improvviso, ma sono ancora là. E pesano.
Questo cambiamento che mi travolge non riesco a dominarlo e non so nemmeno godermelo.
[Affezionata al mio dolore/Terrorizzata dall’illusione].
Ho impiegato un mese a metabolizzare una realtà tutta nuova e non trovavo le parole per dire come sto e mi sono sentita in colpa perché non riuscivo a dare forma alle cose.
Non riesco a pacificarmi.
E mi detesto.
Tremo.
Perché l’attesa e l’assenza pervadono questo mia anima graffiata e fragile. Perché i titoli di coda di questo melodramma ancora non scorrono e io devo stare incollata davanti allo schermo a guardare questo film fino all’ultimo frame.
E dovrei sforzarmi di immaginare una nuova vita.
E dovrei trovare un equilibrio e smetterla una buona volta di camminare ondeggiando, come le foglie al vento, con le braccia allargate per cercare un appiglio.
E dovrei fare un respiro profondo e poi buttare via tutto quello che mi intasa i polmoni.
Ma trovare da vivere è complicato. E tutto ciò che mi circonda ha il sapore di uno stupido surrogato.
Questa affannosa ricerca di emozioni mi sta sfiancando.
E sentirmi così desolata mi fa sta facendo morire. Lentamente.
Horror vacui.
E dovrei smetterla di scrivere certi post decadenti.
domenica, 04 maggio 2008 alle 17:18
lunedì, 28 aprile 2008 alle 21:21
+this version
“Volevo dire questa frase con un’idea precisa e non sapevo quale fosse la maniera migliore di esprimere quest’idea. O meglio, lo sapevo ma adesso non lo so piĂą, mentre, appunto, dovrei saperlo.” NanĂ
my past
how many?
*loading*
I love
in ordine sparso: guardare fuori dal finestrino quando sono in treno, le persone ironiche, i temporali estivi, le sorprese, correre ascoltando la musica, le mie galoches comprate al mercato di Camden, camminare in città che non conosco, scivolare nelle poltrone di velluto del cinema e perdermi nello schermo, la genuinità , le parole ma soprattutto i pensieri, il coraggio, l’arte in tutte le sue forme, i baci appassionati, l’intelligenza, il colore viola, l’inverno, passare ore in libreria a leggere le prime pagine dei romanzi, Londra, i viaggiatori, le persone creative, a volte il silenzio, le anime inquiete, gridare ai concerti, le pareti colorate, le persone sensibili, chi combatte per un ideale, la sincerità , gli abbracci, le dediche sui libri e tante altre cose ma forse ancora non lo so…
I hate
in ordine sparso: l’arroganza, le persone ordinarie, i perbenisti e i moralisti, i vigliacchi, il sapore dell’anice, troppo spesso me stessa, chi punta il dito, quelli che mangiano al cinema ma ancora di più quelli che bisbigliano, gli egoisti, i presuntuosi, le bugie, chi non accetta il mio lato più fragile, la mediocrità , chi ostenta la ricchezza perché non ha altro da dire, l’umidità , l’ignoranza, gli opportunisti e gli ipocriti, i compromessi, le feste comandate, i prepotenti, i luoghi comuni, i furbetti, quelli che dicono “ti capisco” e poi non ti stanno vicino, i conformisti, la falsità , le attese, chi vuol far credere di non cadere mai, eccetera eccetera…
Ink
“Ad eccezione di alcune lunghe lettere, è molto tempo che non scrivo qualcosa di esclusivamente mio, perciò non ho affatto la sicurezza di riuscire ad arrivare fino in fondo. Anche se, a pensarci bene, dubito di avere mai avuto questa sicurezza in vita mia. Ho sempre scritto solo perché dovevo farlo.
Perché è così imperativo per me scrivere? La ragione è semplice. Perché per pensare a qualunque cosa ho bisogno di metterla prima di tutto per iscritto.”
THANKS TO Murakami Haruki – La ragazza dello Sputnik
Sounds
Electro/Funk - Pop, Indie Rock, Classical and Neoclassical, Rock
pellicole
alcuni dei film che ho amato: “Ladri di biciclette” di De Sica, “Fino al’ultimo respiro” di Godard e naturalmente “Vivre sa vie”, “Thelma e Louise” di Scott, “Quarto Potere” di Welles, tutto Lynch, “Reservoir Dogs” di Tarantino, “Babel” e “Amores Perros” di Inarritu, “The others” di Amenabar, “Una giornata particolare” e “C’eravamo tanto amati” di Scola, “Into the Wild” di Penn, “Magnolia” e “Ubriaco d’amore” di Anderson, “C’era una volta in America” di Leone, tutti i film di Kim Ki Duk, “Dolls” di Kitano, i film di Antonioni, “Lola corre” di Tykwer, “8 e Mezzo” di Fellini, “Roma città aperta” di Rossellini, “Caro diario” e “Aprile” di Moretti, “Little Miss Sunshine” di Dayton e Faris , “Il favoloso mondo di Amelie” di Jeunet, “Lanterne rosse” di Yimou, “Una vita difficile” di Risi, “Hong Kong Express” di Wong Kar Wai, “I 400 colpi” di Truffaut, “Sweeney Todd” di Burton, “Nashville” e “America oggi” di Altman, “La ragazza sul ponte” di Leconte, “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino, “Pane e Tulipani” e “Brucio nel vento” di Soldini, “Un borghese piccolo piccolo” di Monicelli, i film di Kubrick, “Mio fratello è figlio unico” di Luchetti, “Prima della rivoluzione” di Bertolucci, “Seven” e “Fight Club” di Fincher, “Psyco” e “La finestra sul cortile” di Hitchcock, “Il silenzio degli innocenti” di Demme, “I cento passi” di Giordana, “Santa Maradona” di Ponti, “I soliti sospetti” di Singer, “Nosferatu” di Murnau, “Buongiorno, notte” di Bellocchio, “Mystic River” di Eastwood, “Accattone” di Pasolini, “Tutta la vita davanti” di Virzì, “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Petri, “Romanzo criminale” di Placido, “Decalogo” di Kieslowski, “Tutto su mia madre” di Almodovar, “Le vite degli altri” di Henckel von Donnersamark, e tantissimi altri che adesso non mi vengono in mente…
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