domenica, 21 settembre 2008 alle 11:09



 
perchè ti fa paura

quello che succederà

se poi ti senti uguale
[non è per sempre : afterhours]
 
Sono un colore sbiadito.
Una canzone che gira in un juke box che non ascolta più nessuno.
Sono una tela lasciata incompiuta perché mi hanno rubato i pennelli.
Io sono quella che si guarda allo specchio e vede un’estranea dal sorriso di plastica.
Teatrale. Istrionica. Surreale.
Sono un’attrice da oscar e calco questo palcoscenico da anni. 
E inizio ad essere stanca.
Sempre tesa come le corde di un violino che ha smesso di suonare da tempo. 
Viscerale. Testarda. Nervosa. Nostalgica. Fragile. Isterica.
Sono confusa e ho la coscienza sporca. Nera come la fuliggine.
Io sono solo catrame.
Mi detesto. E mi sento terribilmente in colpa. Perché mi sto sgretolando.
E vorrei non avere questi occhi di ghiaccio. E vorrei poter dire ti voglio bene.
[Smettila di analizzare sempre tutto, tanto poi le diagnosi sono sbagliate].
Ho pensieri distorti e continuo a muovermi nei sotterranei di questo castello abbandonato sbattendo contro tutti gli spigoli. 
Sono il temporale e la dimenticanza.
Io sono il silenzio.
E mi sento come Monica Vitti in un film di Antonioni.
Mi fanno male anche i capelli.
 


 

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martedì, 05 agosto 2008 alle 10:38



 
 
I knew all the rules
but the rules did not know me
guaranteed
[guaranteed : eddie vedder ]
 
Aveva bisogno di prendere la giusta distanza. Starsene tranquilla per un po’ soffocata da una leggerezza che non le appartiene ma di cui sentiva la necessità.
Annusare.
Provare a respirare la brezza delle notti d’estate, che si allungano come ombre sotto i passi incerti di un corpo che ricomincia a camminare.
E a volte arranca. Ma rimane in piedi.
Ha indossato il sorriso migliore e intessuto relazioni sociali per dimostrare a se stessa che qualche brandello di umanità in giro è rimasto.
Forse.
E qualcosa di lei si può ancora salvare.
Spera.
Si era ripromessa di tornare a riempire queste pagine solo al raggiungimento della pace.
Traguardo inarrivabile.
La tregua è solo illusione.
E lei lo sa.
Per lei la guerra non finisce. 
Perché lei la guerra ce l’ha dentro.
E soffiare con tutto il fiato che le è rimasto su una girandola colorata non le basterà a spazzare via tutto.
Ha due corpi e due anime. Scissi da una linea di confine che dall’esterno nemmeno si percepisce.
Perché sa fingere bene.
E sa confondersi.
Ma certe volte si perde. E si sente stonata. E allora passa serate alcoliche protetta nella sua armatura. E ride.
Convinta di stare bene.
My chemical happiness.
E poi passa nottate insonni quando si accorge di avere ancora bisogno di un abbraccio tenero.
Salvifico.
Ma non c’è.
Lei si sta sforzando di guardare avanti. Infila grossi occhiali da sole per non lasciarsi accecare e per nascondere il rimmel che qualche volta scola ancora giù per il viso pallido.
Non è guarita.  È sopravvissuta.
Nonostante tutto.
Ma forse questo non lo sa.
 
Più tardi andrà in spiaggia a raccogliere conchiglie…


 

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domenica, 01 giugno 2008 alle 18:53



 

adesso che ho sangue infetto

 
nessuno vorrà più leccare le mie ferite

[per niente stanca : carmen consoli ]

 

Latitare dalla scrittura mi provoca un senso di smarrimento che mi paralizza. Tutto finisce dentro una voragine che mi squarcia l’anima e scinde la mia testa dalle mie azioni, rendendomi una sorta di automa che si trascina nello spazio con movimenti programmati di cui non capisce il senso.

Sono stata per mesi inquieta e taciturna in un angolo di mondo, attorcigliata in una coperta calda e coi pensieri evanescenti come nuvole.

Lontana da ogni rumore. Ma i silenzi rimbombavano.

[Nocivi].

Esplodevo di desideri e congetture che non trovavano modo di concretizzarsi.

E nei pochi momenti di lucidità cercavo di raccogliere i pezzi di ciò che era stato e li riappiccicavo, ma l’unica colla che trovavo in casa si era seccata e i frammenti di vita scivolavano via dalle mani provocandomi tagli che non riuscivo tamponare.

In certi giorni stentavo a riconoscermi. Allo specchio si affacciava un’immagine pallida di me, deformata dalle delusioni e dall’assenza. Allora rimpiangevo vecchie lacrime che arrivavano alla fine di giornate di disperata euforia. E non capivo che anche quella era semplice sopravvivenza, offuscata da ipocrite attenzioni e insignificante normalità.

E così aspettavo di arrivare al fondo per bramare un ritorno all’essere viva.

Full of life.

Ma più passavano i mesi e più mi convincevo che l’attesa sarebbe stata la mia condizione esistenziale.

E adesso che la sera chiudo gli occhi senza piangere sono confusa e ho paura. Perché le lacrime sono soffocate dagli eventi, dalle novità arrivate all’improvviso, ma sono ancora là. E pesano.

Questo cambiamento che mi travolge non riesco a dominarlo e non so nemmeno godermelo.

[Affezionata al mio dolore/Terrorizzata dall’illusione].

Ho impiegato un mese a metabolizzare una realtà tutta nuova e non trovavo le parole per dire come sto e mi sono sentita in colpa perché non riuscivo a dare forma alle cose.

Non riesco a pacificarmi.

E mi detesto.

Tremo.

Perché l’attesa e l’assenza pervadono questo mia anima graffiata e fragile. Perché i titoli di coda di questo melodramma ancora non scorrono e io devo stare incollata davanti allo schermo a guardare questo film fino all’ultimo frame.

E dovrei sforzarmi di immaginare una nuova vita.

E dovrei trovare un equilibrio e smetterla una buona volta di camminare ondeggiando, come le foglie al vento, con le braccia allargate per cercare un appiglio.

E dovrei fare un respiro profondo e poi buttare via tutto quello che mi intasa i polmoni.

Ma trovare da vivere è complicato. E tutto ciò che mi circonda ha il sapore di uno stupido surrogato.

Questa affannosa ricerca di emozioni mi sta sfiancando.

E sentirmi così desolata mi fa sta facendo morire. Lentamente.

Horror vacui.

 

E dovrei smetterla di scrivere certi post decadenti.



 

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lunedì, 28 aprile 2008 alle 21:21



 
forse perché quello che lei voleva
 
era una vita da star
 
milano style
 
come credete che si sentirà adesso?
[perchè una ragazza d’oggi può uccidersi? : baustelle]
 
Si sveglia presto tutte le mattine. Per abitudine o per insonnia. 
[Albe automatiche svuotate dalla notte].
Mademoiselle tristesse. Giovane donna dai boccoli corvini.
Spesso si accosta alla finestra e guarda fuori. Attraverso i vetri graffiati da pensieri di fuga. Forse.
E certe volte il sole le illumina porzioni di volto.
Diafano. Incorporeo. Impenetrabile.
[Vene blu pulsano come incubi ricorrenti].
Dalla sua stanza nessun rumore. Si percepisce talvolta un pianto sommesso, ritmato da quella musica drum’ n’ bass che ascolta senza interruzione.
Sfiancata dall’attesa.
Senza tregua.
Indossa bracciali d’argento che tintinnano come segnali d’emergenza. Catene dell’anima che la incastrano in quel luogo/non_luogo (in equilibrio sulla linea di confine).
Legata. Abbandonata. Sola.
Volutamente.
Violentemente.
In cerca di sé prima di re-incontrare il mondo. Chissà. Ossessionata dalla perfezione dell’essere. Perché troppo spesso si è sentita sbagliata.
Sogna un corpo di plastica e un’anima di ferro.
Non vuole più sudare/mangiare/dormire/piangere/soffrire/avere paura.  
Vuole sentirsi forte. Semplicemente.
Stanca di essere fragile.
Stanca di essere un bersaglio facile.
Resta immobile e si nutre di vita d’altri tempi. Di esistenze che sogna e di progetti che non realizza.
Ma lei agogna palpiti. Ancora. Un alito di vita.
E certe volte danza. A piedi nudi.
E gira. Gira. Gira.
Finché tutto cade.


 

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venerdì, 04 aprile 2008 alle 17:39



 
please don’t put your life in the hands
of a Rock’n’Roll band
[don't look back in anger : oasis]
 
L’ossessione di fare delle liste. Cose da fare/mangiare/comprare. Libri da leggere. Film da vedere. Gente da chiamare. Gente da cancellare. Dalla rubrica. Dalla memoria.
Appuntare tutto mi fa credere di avere ogni cosa sotto controllo. Pianificare umori come risvegli. Non perdere mai di vista gli obiettivi. Obiettivi? Aggiungere alla lista. Depennare ciò che è stato fatto/risolto mi provoca uno strano compiacimento e un inspiegabile senso di vuoto.
Vagabondare tra post-it sparsi ovunque per riordinare le idee.
Uso la penna blu. Rigorosamente con la punta sottile. Scrivere a mano mi eccita. Cancello. Scarabocchio. Sottolineo. Se graffio il foglio con caratteri convulsi vuol dire che non sto affatto bene. Adesso il mio tratto sarebbe: incerto. Ma io sputo parole a caso perché il ticchettio che provoco digitando questi tasti gelidi riempie il silenzio di questa stanza [appartamento Nanà_crepuscolo].
E aspetto lacrime che scendano a ricordarmi la mia condizione. Inquieta e in bilico.
Vorrei far fluire i pensieri. Smettere di sentirmi come un vestito vecchio abbandonato in una armadio che sa di naftalina. Inebriarmi di essenza di vaniglia e laccarmi le unghie di rosso. Starmene in un bar a sorseggiare bollicine fresche mentre un’orchestrina jazz suona per placare anime confuse.
Vorrei sapere che questo corpo è ancora capace di pulsare e questa testa riesce a pensare [libera da continui spasmodici tormenti].
Vorrei più di ogni altra cosa riprendere possesso. My soul slides away. Di me. Accartocciare quei foglietti gialli e scrivere su tutti i muri un nuovo elenco. Sentire. Ridere. Essere.
E srotolare con cura questo involucro di cellophane su cui tutto cade e tutto scivola.
 
(questa presentazione non mi piace per niente …)


 

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giovedì, 03 aprile 2008 alle 16:33



 
I’m going
fast forward 
alone in the dark
[fast forward : lali puna]
 
 
Sapere che è primavera ma fuori continua a piove. Nascondersi ancora per un po’ dietro una tazza di caffé bollente. Dentro un cappotto diventato largo. O in una vita divenuta stretta. Starsene sospesi. Fluttuando nel passato in attesa dell’incognito. Finding a balance.
Cercare le parole per poi rintanarsi nel silenzio. Perché certe volte non esistono parole. Perché quelle volte è inutile cercare un senso.
Ho avuto l’impressione che bisogna arrivare sull’orlo per accettare di restare ancora un po’. In equilibrio. [Trattieni il fiato e non guardare giù].
Penso che tra poco dovrò mettere vestiti più leggeri. E portare gli occhiali da sole non sarà più un modo per sottrarmi a sguardi indiscreti.
Penso che nonostante tutto è passato quasi un anno. Ed io dietro ad un vetro ad osservare questa giostra che continuava a girare ho graffiato le pareti. No trespassing.
Penso che fuori smetterà di piovere. E penso anche che l’odore dell’asfalto bagnato dopotutto mi è sempre piaciuto. Allora respiro profondamente. E inizio a scrivere…


 

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+this version

“Volevo dire questa frase con un’idea precisa e non sapevo quale fosse la maniera migliore di esprimere quest’idea. O meglio, lo sapevo ma adesso non lo so più, mentre, appunto, dovrei saperlo.” Nanà

my past

oggi
aprile 2009
gennaio 2009
novembre 2008
settembre 2008
agosto 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008

how many?

*loading*

I love

in ordine sparso: guardare fuori dal finestrino quando sono in treno, le persone ironiche, i temporali estivi, le sorprese, correre ascoltando la musica, le mie galoches comprate al mercato di Camden, camminare in città che non conosco, scivolare nelle poltrone di velluto del cinema e perdermi nello schermo, la genuinità, le parole ma soprattutto i pensieri, il coraggio, l’arte in tutte le sue forme, i baci appassionati, l’intelligenza, il colore viola, l’inverno, passare ore in libreria a leggere le prime pagine dei romanzi, Londra, i viaggiatori, le persone creative, a volte il silenzio, le anime inquiete, gridare ai concerti, le pareti colorate, le persone sensibili, chi combatte per un ideale, la sincerità, gli abbracci, le dediche sui libri e tante altre cose ma forse ancora non lo so…

I hate

in ordine sparso: l’arroganza, le persone ordinarie, i perbenisti e i moralisti, i vigliacchi, il sapore dell’anice, troppo spesso me stessa, chi punta il dito, quelli che mangiano al cinema ma ancora di più quelli che bisbigliano, gli egoisti, i presuntuosi, le bugie, chi non accetta il mio lato più fragile, la mediocrità, chi ostenta la ricchezza perché non ha altro da dire, l’umidità, l’ignoranza, gli opportunisti e gli ipocriti, i compromessi, le feste comandate, i prepotenti, i luoghi comuni, i furbetti, quelli che dicono “ti capisco” e poi non ti stanno vicino, i conformisti, la falsità, le attese, chi vuol far credere di non cadere mai, eccetera eccetera…

Ink

“Ad eccezione di alcune lunghe lettere, è molto tempo che non scrivo qualcosa di esclusivamente mio, perciò non ho affatto la sicurezza di riuscire ad arrivare fino in fondo. Anche se, a pensarci bene, dubito di avere mai avuto questa sicurezza in vita mia. Ho sempre scritto solo perché dovevo farlo.
Perché è così imperativo per me scrivere? La ragione è semplice. Perché per pensare a qualunque cosa ho bisogno di metterla prima di tutto per iscritto.”
THANKS TO Murakami Haruki – La ragazza dello Sputnik

Sounds

Electro/Funk - Pop, Indie Rock, Classical and Neoclassical, Rock

pellicole

alcuni dei film che ho amato: “Ladri di biciclette” di De Sica, “Fino al’ultimo respiro” di Godard e naturalmente “Vivre sa vie”, “Thelma e Louise” di Scott, “Quarto Potere” di Welles, tutto Lynch, “Reservoir Dogs” di Tarantino, “Babel” e “Amores Perros” di Inarritu, “The others” di Amenabar, “Una giornata particolare” e “C’eravamo tanto amati” di Scola, “Into the Wild” di Penn, “Magnolia” e “Ubriaco d’amore” di Anderson, “C’era una volta in America” di Leone, tutti i film di Kim Ki Duk, “Dolls” di Kitano, i film di Antonioni, “Lola corre” di Tykwer, “8 e Mezzo” di Fellini, “Roma città aperta” di Rossellini, “Caro diario” e “Aprile” di Moretti, “Little Miss Sunshine” di Dayton e Faris , “Il favoloso mondo di Amelie” di Jeunet, “Lanterne rosse” di Yimou, “Una vita difficile” di Risi, “Hong Kong Express” di Wong Kar Wai, “I 400 colpi” di Truffaut, “Sweeney Todd” di Burton, “Nashville” e “America oggi” di Altman, “La ragazza sul ponte” di Leconte, “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino, “Pane e Tulipani” e “Brucio nel vento” di Soldini, “Un borghese piccolo piccolo” di Monicelli, i film di Kubrick, “Mio fratello è figlio unico” di Luchetti, “Prima della rivoluzione” di Bertolucci, “Seven” e “Fight Club” di Fincher, “Psyco” e “La finestra sul cortile” di Hitchcock, “Il silenzio degli innocenti” di Demme, “I cento passi” di Giordana, “Santa Maradona” di Ponti, “I soliti sospetti” di Singer, “Nosferatu” di Murnau, “Buongiorno, notte” di Bellocchio, “Mystic River” di Eastwood, “Accattone” di Pasolini, “Tutta la vita davanti” di Virzì, “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Petri, “Romanzo criminale” di Placido, “Decalogo” di Kieslowski, “Tutto su mia madre” di Almodovar, “Le vite degli altri” di Henckel von Donnersamark, e tantissimi altri che adesso non mi vengono in mente…

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